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Nello scaffale, “Salva con nome” di Antonella Anedda
a cura di Luigia Sorrentino

“Salva con nome” è il titolo della nuova raccolta di poesie di Antonella Anedda in corso di stampa con Mondadori. Il libro sarà nelle librerie prossimamente.
La Anedda - a chi la legge per la prima volta - è una delle più affermate poetesse italiane. Fin dal suo esordio letterario con la raccolta di versi Residenze invernali  Crocetti, (1992),  Arnaldo Colasanti parlò di forme polimetriche complesse,  che lasciano una pausa nel lettore, una pausa che è già il tributo di una conversione poetica.
Proviamo a leggere le poche poesie tratte dalla raccolta inedita Salva con nome di Antonella Anedda. Proviamo a far risuonare in noi la rara lingua di una poesia che parla dal fondo di una mitezza assoluta.

 
Mette in fila i ricordi
loro gridano che non sono mai esistiti.
Mette in fila i nomi
loro battono insieme come cucchiai di legno
Mette in fila i visi e loro a schiera si sfaldano
confondendo le unghie con i suoni.
Parla con l’aria: “Tu non ferisci”, dice,
ma l’aria brucia e rade - a falce - il passato.

(Foto.)

— 

1

Nelle sue orecchie il mondo arriva a ondate.
In una il dolore è più ottuso. Nell’altra c’è più aria.
Anche nel sonno sente l’ovatta e le fiamme.
La fronte tocca le ginocchia piegate.
Torna a essere un feto che ignora l’infinito.

 
2

Abbandonandosi trova una fessura.
Non resistendo il dolore trova finalmente la vena.
Trasmutando si placa.
I passi nel selciato ora raggiungono la gola.
Stridono come carri sul petto. Odorano di acciaio.
Il timpano traghetta - bianco su nero -
-come formica e pane- un ultimo pensiero.

 —

 
3
Anche cadendo continua a dormire.
La bocca sul pavimento non sente il freddo.
La raccolgono, la voltano.
La nuca non trema, sta come muschio nelle mani.

Il corpo è tutto nero. Dietro ci sono le sfere dei monti, la sbarra dei lecci.
Il cielo le posa una benda di pioggia sulla schiena.
Una foglia gialla è una goccia d’unguento sulla fronte.
Prima di sgorgare il sangue si raccoglie in un catino di osso.

A distanza e indietro. Lei è (e non è) mia madre.

Antonella Anedda, è nata e vive a Roma. Ha pubblicato le raccolte di poesie Residenze invernali (1992), Notti di pace occidentale (1999),  Il catalogo della gioia (2003); Dal balcone del corpo, (2007); i saggi Cosa sono gli anni (1997), La luce delle cose (2000) e La vita dei dettagli (2009) e il libro di traduzioni Nomi distanti (1998). Di Philippe Jaccottet ha curato il volume La parola Russia (2004).


Commenti

8 Commenti

  1. Blumy il 20 January 2012 alle 7:02 pm

    La vita dei dettagli è un saggio, scritto da una poetessa e saggista, ma è un saggio.

  2. luigiasorrentino il 12 January 2012 alle 2:19 pm

    Merys, credo che Blumy volesse solo sottolineare ‘l’assenza’ dalla poesia di Antonella Anedda dagli scaffali - ce ne sono sempre meno - di poesia nelle librerie italiane.

    Certo, ‘La vita dei dettagli’ è un’opera poetica. E’ scritta da un poeta. Non potrebbe essere altrimenti.

    Benvenuta su questo blog.

  3. merys rizzo il 12 January 2012 alle 2:03 pm

    non è vero che Antonella non pubblica poesia da molto tempo: cosa è ” La vita dei dettagli ” se non raffinata poesia con la sua luce di cultura e di sensibilità, con il suo pahtos racchiuso in istantanee vibranti, con i suoi continui punti fuga e di metamorfosi?Tutto ciò, che Antonella scrive, “sta” nel flusso vivente delle cose, perciò è poesia.

  4. Blumy il 4 January 2012 alle 1:46 pm

    lo so, Luigia (ti conosco: Cagliari si risveglia* …) , lo so bene; m sono passati troppi anni dalla pubblicazione del suo ultimo libro (di poesia) ed è stato come mi mancasse l’aria.

    *qui adopero un alias

  5. luigiasorrentino il 3 January 2012 alle 6:52 pm

    a Blumy:
    La poesia ha bisogno di tempo.

  6. Blumy il 3 January 2012 alle 6:44 pm

    la adoro! stavo male all’idea che per tanto tempo non avesse pubblicato più niente; adesso è come se mi avessero dato ossigeno …

  7. ipazia il 24 December 2011 alle 5:31 pm

    Antonella,quanto tempo è passato da quel giorno in cui,a via Panisperna,mi chiedesti un giudizio su una tua poesia ed io ti risposi: ” Hai stoffa,ma dovrai farti ancora più male di quanto non te ne sia fatta fino ad oggi.”

  8. Maria Inversi il 27 November 2011 alle 10:08 pm

    come sempre in Antonella coesistono il lieve e il profondo come sorelle.

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