Opere Inedite, Piergiorgio Viti
17 / 11 / 2011
Opere Inedite
a cura di Luigia Sorrentino
—
“Ho iniziato a scrivere all’età di sei anni e da allora, per inerzia, come ha detto Pasolini in un’intervista, ho continuato a farlo. Lo shock di aver visto dei fuochi d’artificio sul mare, la loro bellezza e il loro frastuono, avevano provocato in me, che tenevo la mano di mio padre, un’urgenza che andava rivelata: la poesia. Seguito e incoraggiato da mia madre insegnante, che mi faceva leggere Garcia Lorca e Pascoli, ho scritto sempre poesie e filastrocche su tutto ciò che faceva parte del “mio piccolo mondo antico”, sicché qualche critico, come il Benini Sforza, ha parlato, nel mio caso, oggi come allora, di “neocrepuscolarismo” di provincia, oserei aggiungere io.
Ho partecipato e vinto molti concorsi di poesia quando ero piccolo, di quelli in cui i giurati erano professori di liceo, per intenderci. Ero una sorta di enfant prodige, poi per anni e anni ho lavorato in silenzio, appartato, leggendo i grandi poeti, soprattutto quelli del Novecento (rimasi colpito quando lessi per la prima volta Amelia Rosselli e per un po’ la imitai!), fino alla pubblicazione di ‘Accorgimenti’, che è la mia prima opera edita. Mi piacerebbe essere considerato un ‘poeta minore’, perché in quell’aggettivo c’è spesso un mondo non del tutto esplorato”.
di Piergiorgio Viti
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Con le anche accompagnavi
le canzoni di Julio Iglesias
e lampeggiavi di sorrisi
perché quel cantante ti piaceva
e avresti voluto invitarlo anche a pranzo,
come se si potesse invitare a pranzo una voce.
Eri bella come certi ritratti dei pittori,
con i tuoi vestiti comprati alla fiera,
perché le Madonne non seguono le mode:
i tuoi capelli raccolti alla vecchia maniera,
le gambe modellate dai mestieri
e dalle antiche passeggiate,
quando l’auto era ancora lusso di pochi.
Quel tempo frenetico e sfrenato,
ingoiato come un amen a digiuno,
oggi ti costringe ad una scialba televisione,
ad un torpore che trattiene i passi
e fa sognare un futuro già passato.
***
E la mia ferita esposta
ai quattro venti resta inascoltata,
solo cariatidi e telamoni
la sorvegliano, ma pulsa immedicata.
Forse la mia ferita lo fa apposta,
a rimandare sempre la guarigione,
perché almeno tu ci sia
per prossimità o approssimazione.
***
E un clamore di luce pare arrivi
ad innescare queste stimmate,
come fuoco che rosseggi nei campi,
nel parlio aqquattato degli astanti,
- i volti avvampati dalle braci -
come inchiostro a sfidare
le sorti della cancelleria
per una poesia che conforti,
questa luce saracena pare arrivi
ad interrogare chi vive in pace
e chi oggi muore tra i vivi.
***
Non andavo all’asilo volentieri,
perché le suore volevano
che indossassi quel grembiule
che mi rendeva uguale agli altri
e io invece mi sentivo diverso;
quando i compagni giocavano
io stavo per conto mio,
quando bisognava stare zitti,
a volte li infastidivo.
Ma loro - le suore intendo -
non mi punivano mai
e alle quattro, terminati i giochi,
ci facevano dormire sdraiati a terra
in uno stanzone enorme.
Mia madre, quando era bel tempo,
non voleva che dormissi
nello stanzone enorme
e mi veniva a prendere;
nel buio, un rettangolino di luce:
mia madre e la suora sullo sfondo,
e io mi sentivo in colpa
di aver interrotto i sogni degli altri
di essere stato un intruso nei loro sogni.
***
Quando io e mio fratello andammo a ballare per la prima volta,
credevamo di andare in una discoteca, invece era una balera
colma di coppiette argentate che ballavano il liscio
e anche se non ballammo mai, eravamo comunque felici
perché avevamo preso l’auto e capitava di rado
perché avevamo varcato la mezzanotte,
perché ci eravamo parlati, una sera.
(Inedite)
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Piergiorgio Viti è nato a Sulmona (AQ) nel 1978 e risiede in un piccolo paese delle Marche, Monte Urano. Professore di scuola media, è anche giornalista pubblicista e collabora con diverse testate locali e nazionali. Al suo attivo oltre quaranta riconoscimenti in premi letterari nazionali (Tapirulan di Cremona, Coopforword di Bologna, Riviera Adriatica di Ancona ecc.) e pubblicazioni su siti Internet (Sagarana, Nuoviscrittori, Pi Greco ecc.), antologie e riviste specializzate. E’ anche autore di testi di canzoni e saggi critici. Alcune sue poesie sono state tradotte in spagnolo dal poeta e giornalista argentino Jorge Aulicino. Nel 2010 è
Commenti
2 Commenti

queste inedite mi piacciono molto…ed anche la tua considerazione finale nell’intervista…….saluti nanda.
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