Hans Kueng incontra Antonio R. Damasio
28 / 1 / 2012
Oggi 28 gennaio, come vi avevamo anticipato dieci giorni fa su questo blog, si terrà a Udine il secondo appuntamento di ”I Dialoghi del Premio Nonino”.
L’ETICA sarà al centro del dibattito tra il teologo tedesco Hans Kueng, (premio Nonino 2012), e il neuroscienziato statunitense Antonio R. Damasio (nella foto).
L’appuntamento è al Teatro Nuovo di Udine alle 18:30.
Il Premio Nonino 2012, sarà consegnato oggi stesso a Percoto (Udine) ad Hans Kueng, al poeta cinese Yang Lian (Premio Internazionale Nonino), allo storico britannico Michael Burleigh (Premio Nonino ad un Maestro del nostro tempo) e ai fattori dei “Giardini di Gorizia” (Premio Nonino Risit d’Aur).
(Per leggere l’anticipazione della notizia del premio Nonino vai qui)
“I cambiamenti che stanno attraversando la Cina sotto il profilo economico accrescono la consapevolezza dei diritti umani e questo portera’ sicuramente a una democrazia”. Lo ha detto a Udine il poeta cinese Yang Lian, al quale domani sarà consegnato il Premio internazionale Nonino 2012.
“La democrazia in Cina ci sarà - ha continuato Lian - ma perché sia definita in modo compiuto occorre un cambiamento culturale molto profondo, che non credo sia bene avvenga in tempi rapidissimi”.
Il poeta cinese ha poi espresso una forte critica nei confronti di “molti politici occidentali”, definendoli “esempi di cinismo sconvolgente, perché quando si siedono al tavolo dei negoziati economici con il governo cinese badano solo all’interesse e al profitto e sorvolano completamente sulle violazioni dei diritti umani”.
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In memoria di te, Paul Celan - Volkstrauertag -
27 / 1 / 2012
In memoria di te, Paul Celan
a cura di Luigia Sorrentino
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Le vittime della Shoah furono circa 6 milioni. Fra esse, dovremmo includere un nome, o un non-nome, se preferite: Paul Celan.
Tutta la sua esistenza, incarnò strenuamente l’immane tragedia dello sterminio che transfuse in sé e nella poesia al punto da annullarsi totalmente come persona. L’epilogo di Celan fu il suicidio. Con quell’atto finale il poeta testimoniò la sua personale vergogna: l’aver scritto da esule, (viveva in Francia) nella sua lingua-madre, il tedesco, (la lingua-madre degli aguzzini nazisti.)
La sua vita quotidiana si svolse in francese, “a fronte” dei propri testi scritti in tedesco. Lo sguardo di Paul Celan non si distolse mai dal “Gegenuber” (qualcosa a fronte), che Celan identificò nella Memoria.
Epilogo. La traduzione del dolore
di Camilla Miglio
Paul Celan ha tradotto, o meglio traslitterato il proprio nome dal tedesco al rumeno. Da Antschel a Ancel. Lo ha poi ripetuto a testa in giù. Cel-An: può suonare rumeno, francese, comunque straniero a orecchie tedesche. La ripetizione del nome, lo pseudo-nome diventa la sua persona nell’interessante accezione latina ricordata da MarKo Pajevic: da per-sonare, risuonare attraverso.
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Arte e poesia, Li Xiangyang
27 / 1 / 2012
Arte e poesia
a cura di Luigia Sorrentino
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Giovedì 26 gennaio alle ore 18.30 la diagonale/galleria è lieta di presentare la personale di Li Xiangyang . Dopo la recente partecipazione dell’artista di Pechino alla “Grande astrazione celeste. Arte cinese del XXI secolo” al MACRO Testaccio, diagonale/galleria propone al pubblico una nuova selezione dei suoi ultimi lavori.
In mostra grandi tele caratterizzate da lunghe linee verticali nere, rosse e grigie volutamente interrotte, testimonianza di uno stato d’animo di rottura, con un’evidente predominanza dei toni di grigio, espressione della profonda ricerca del “sublime negativo”, come lo definisce l’artista stesso; un intervento ironico dinnanzi alla tradizione cinese, grigio come negazione del colore.
Achille Bonito Oliva nel suo testo in catalogo scrive:”L’astrazione delle sue opere è frutto di una dialettica tra la materia e la geometria della forma finale. Ripetizione e differenza producono un sistema visivo che non è mai statico o prevedibile, semmai sorprendente apertura verso l’architettura seppure vaporizzata e smaterializzata nello spazio circostante all’opera. L’opera di Li è il frutto di una mentalità creativa capace di coniugare analisi e sintesi, d’ investigazione e rappresentazione.”
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Ai giovani, la pagella di Giuseppe Ungaretti
26 / 1 / 2012
Il giovanissimo Giuseppe Ungaretti (1888-1970), uno dei poeti più amati e letti del Novecento, era più bravo nelle materie scientifiche che in quelle letterarie. Lo scolaro dodicenne si meritò un bel dieci ad aritmetica (scritta e orale) e un nove a scienze, mentre a composizione italiana e grammatica si dovette accontentare di un doppio sette. Andò ancora peggio in calligrafia, disegno ed inglese, dove fu promosso con appena sei.
E’ quanto rivela la pagella di Ungaretti, pubblicata dal quotidiano “Corriere Fiorentino”, ritrovata (e fotocopiata) da Anna Berti di Spianate, una insegnante di Altopascio (Lucca), che per molti anni ha lavorato anche in Egitto.
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